Galleria Franco Noero

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iPaintings

05 febbraio — 04 aprile 2010

Il lavoro di Rob Pruitt, considerato come uno degli artisti americani più provocatori, è riconosciuto dalla critica per essere sempre accattivante pur mantenendo l’ironia dell’estetica Pop.

 

Il suo stesso percorso artistico ha influenzato profondamente tutta la sua produzione che ha spesso come tema centrale un’interpretazione sagace e ironicamente critica, in chiave Pop, di quel mondo dell’arte che lo giudicò duramente. All’inizio degli anni ‘90 infatti Pruitt e il suo partner dell’epoca Jack Early, si attirarono le contestazioni da parte dell’opinione pubblica conservatrice, per aver dato della cultura afro-americana una visione non politically correct nella mostra ‘Red, Black, Green, Red, White and Blue’ per la Galleria Leo Castelli.

 

Scomparso dalla scena artistica, Pruitt è stato consacrato definitivamente 10 anni più tardi con lavori come Cocaine Buffet, una tavola ‘imbandita’ con una lunga striscia di cocaina offerta al pubblico come segno di riappacificazione, 101 Art Ideas You Can Do Yourself dimostrazione del fatto che la propria creatività si possa esprimere nella vita di tutti i giorni con mezzi e gesti semplici, o ancora i più iconoci Panda e Bamboo, opera che in chiave ecologista svela un aspetto sconosciuto di un animale notoriamente ritenuto mansueto.

 

Pruitt utilizza svariati mezzi espressivi, dalla pittura, al disegno, alla scultura, dall’installazione alla fotografia. E’ il caso di opere come la serie Esprit des Corps, realizzata con jeans usati ‘rianimati’ con cemento messo al loro interno, una riflessione sul corpo umano e sulla fisicità. O ancora i progetti più recenti come iPaintings e iPhotos che nascono dalla possibilità che l’iPhone ha fornito a Pruitt e come, a dispetto della sua dichiarata fobia tecnologica, sia stato trasformato nel mezzo per costruire un sofisticato diario per immagini, un’inesauribile raccolta di annotazioni visive racchiuse in ‘capsule del tempo’.

 

Tra le sue tradizionali ‘fontane’, la scultura ‘Untitled (fountain)’ presentata in questa occasione che rimanda ad un simbolo come la fontana e a ciò che può significare in termini storici, artistici e sociali. Composta da pneumatici impilati di dimensioni digradanti, dalla ruota da trattore fino a quella del kart, al suo interno è posizionata una pompa nella quale scorre olio da macchine al posto dell’acqua.

 

L’artista traduce ironicamente la tradizionale monumentalità e la funzione sociale dell’ oggetto con l’utilizzo di materiali recuperati e decontestualizzati, rileggendone i significati culturali con un linguaggio sintetico più vicino alla contemporaneità.

 

Rob Pruitt (Washington D.C.,1964) vive e lavora a New York. Tra le sue mostre personali e collettive presso Istituzioni pubbliche internazionali ricordiamo il progetto ‘Rob Pruitt Presents the First Annual Art Awards’, Guggenheim Museum, New York (ottobre 2009); ‘Pop Life – Art in a Material World’, Tate Modern, Londra (ottobre 2009); ‘Mapping the Studio: Artists from the Francois Pinault Collection’, Punta Della Dogana/Palazzo Grassi, Venezia (2009); American Academy in Rome, Roma (2008); ‘The Gold Standard’, P.S.1 Contemporary Art Center, New York (2006); ‘General Ideas: Rethinking Conceptual Art 1987-2005’; CCA Wattis Institute for Contemporary Arts, San Francisco (2005); Le Consortium, Dijion (2002); ‘Greater New York’, P.S.1 Contemporary Art Center, New York (1999).

 

Nel marzo 2010 è uscita la prima monografia dell’artista dal titolo Pop Touched Me. The Art of Rob Pruitt (Ed. Abrams Books).

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