Galleria Franco Noero

PIAZZA CARIGNANO 2
10123, TORINO
ITALIA
VIA MOTTALCIATA 10/B
10154, TORINO
ITALIA

Tom Burr
Descending

25 settembre — 29 ottobre 2008

Tom Burr è il secondo artista invitato dalla Galleria Franco Noero a confrontarsi con la struttura architettonica dello storico edificio antonelliano, detto ʻFetta di Polentaʼ. Questa è la seconda personale dellʼartista americano presso la galleria.


Con Descending, Tom Burr inverte il senso dellʼedificio, collegato allʼinterno da una scala, creando una diversa percezione tra esterno e interno.

 

La serie di forme scultoree che lʼartista colloca a vari piani della 'Fetta di Polenta', considerate nel loro insieme, suggeriscono un'accumulazione di 'presenze' all'interno della struttura architettonica ed enfatizzano i movimenti di salita e discesa, necessari per osservare sia le opere che l'edificio.

 

Ispirandosi a temi e aspetti del lavoro di Marcel Duchamp, Tom Burr utilizza la scala come preciso elemento di riflessione per il progetto, nel quale le sculture, quasi fossero prostitute in attesa di essere guardate e osservate, rimandano alle ʻmacchine sessualiʼ di Duchamp: le spose, gli scapoli e i nudi.


La mostra segue uno specifico ordine e orientamento, invitando i visitatori a salire subito fino al piano più alto per iniziare il percorso di visita in un ordine inverso dallʼalto verso il basso. Solo durante la discesa, entrando nelle singole stanze, è possibile osservare e comprendere le sculture di cui si intravedono alcuni elementi durante la salita.


Le opere sono realizzate con materiali come compensato non trattato, tela grezza, tessuti e oggetti trovati, scelti pensando agli elementi architettonici delle stanze.


Le strutture poste in diversi gradi di equilibrio, da una posizione verticale a una al limite della caduta fino a quella coricata, appaiono variamente "vestite" e "svestite" dalla tela grezza, da altri tessuti e dagli oggetti scelti, che fanno da copertura o da abito ad 'armature' in legno; un richiamo letterale ai nudi di Duchamp.


Queste forme costruite sembrano grandi quadri, nei quali è amplificata la qualità tridimensionale scultorea. Brevi testi realizzati al neon sono agganciati alle strutture come elementi di connessione e disconnessione delle parti che le compongono.


Le opere si riflettono e si completano con l'interno della Fetta di Polenta, che viene, in questo caso, considerata come 'oggetto', per la sua forma e presenza all'esterno, per la sua relazione con il contesto urbano, in modo che la mostra si riveli attraverso le finestre dei vari piani come una sorta di 'peep show', una seduzione che attrae il visitatore.

 

Nel nuovo project space in Piazza Santa Giulia – vetrina dedicata ai progetti speciali degli artisti che esporranno nella sede della galleria – sono presentate due opere dellʼartista americano che fanno parte della serie Bulletin Boards, nella quale emerge lʼimportanza della tecnica del collage nellʼopera di Tom Burr, non solo come composizione di frammenti, oggetti e immagini, ma soprattutto come approccio metodologico che dà vita ad unʼanalisi visiva e ad un punto di vista specifici, con la sovrapposizione di riferimenti e storie differenti. Subscription, (Esquire) e Chanel Board, (stress and violence), 2008, sono realizzate con oggetti come uno specchio e copertine interne di 33 giri, ritagli di pubblicità e immagini tratte dalle riviste Esquire e Life che hanno come soggetti tra gli altri i ʻMost Wanted Menʼ di Andy Warhol e pubblicità di Chanel dagli anni ʼ40 a oggi.

 

Tom Burr (New Haven, 1963) vive e lavora a New York e a Norfolk, Connecticut. Il suo lavoro è stato oggetto di esposizioni personali presso Istituzioni pubbliche quali il Kunstverein Braunschweig (2000), il Whitney Museum of American Art di New York (2002), il Musée Cantonal des Beaux-Arts di Losanna (2006), Long Island Sculpture Center di New York (2008), il FRAC Champagne-Ardenne (2011). Ha inoltre partecipato a numerose collettive in istituzioni quali l’Andy Warhol Museum e la Whitney Biennial (2004), il Migros Museum di Zurigo (2008), la Kunsthalle di Vienna e il Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk (2009), il Museum of Contemporary Art North di Miami (2013) e l’Hammer Museum di Los Angeles (2014).

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