Galleria Franco Noero

PIAZZA CARIGNANO 2
10123, TORINO
ITALIA
VIA MOTTALCIATA 10/B
10154, TORINO
ITALIA

Tom Burr
drunk Emily

29 maggio — 01 agosto 2014

La Galleria Franco Noero è lieta di presentare drunk Emily, quarta personale di Tom Burr in galleria e prima mostra concepita dallʼartista statunitense per gli spazi di Via Mottalciata.

 

Tom Burr allestisce negli spazi della galleria un percorso espositivo scandito da strutture architettoniche, oggetti e mobili densi di riferimenti letterari, culturali e popolari. Le ambientazioni costruite dall'artista con vari oggetti di arredamento, elementi in legno, sgabelli, cassettiere, porte e finte pareti riproducono contesti familiari o luoghi di condivisione, ma alcune alterazioni della loro scala dimensionale o la presenza di singolari elementi scultorei fanno loro da contrappunto, creando angoli di inattesa intimità. Questo contrasto produce un'atmosfera di straniamento e sospensione che offre una riflessione, con alcuni spunti autobiografici, sul lavoro dellʼartista.


Il titolo della mostra, drunk emily, si rifà direttamente a Emily Dickinson, poetessa sublime e personaggio feticcio, di riferimento per l'artista. Considerata oggi una delle figure pop della cultura americana, Emily Dickinson trascorse la maggior parte della sua vita nella propria camera al piano superiore della casa paterna, lontana dalla società, pur rimanendone unʼattenta osservatrice. Per lei la fantasia era l'autentico strumento di conoscenza della realtà e veicolo di felicità.


In mostra Tom Burr restituisce lʼiconicità della figura della poetessa americana e "lʼebbrezza" delle sue liriche attraverso lʼopera drunk emily, in cui un'atmosfera di alterazione mentale è rievocata in maniera sottile e ironica nell'allusione al contesto di un locale notturno.


Accanto alla figura di Emily Dickinson, Tom Burr rende omaggio a Pier Paolo Pasolini con la serie di lavori Salò Chest of Drawers. Alcuni manifesti dell'ultimo film scritto e diretto da Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), giacciono allʼinterno dei cassetti di un mobile, ricoperti da granelli di sabbia. Giocando con lʼambiguità del termine inglese chest - che significa ʻcassettieraʼ, ma anche ʻbustoʼ - Burr fa riferimento in quest'opera alla fisicità umana, alla sua transitorietà riscattata dalle opere, siano esse film o componimenti poetici, alla biografia che si trasforma in mito.


Tom Burr prende spunto dalla storia di personaggi celebri, riflettendo sul contrasto tra la loro immagine pubblica e le ossessioni private, e offrendone una rappresentazione filtrata attraverso il proprio vissuto. Gli ambienti che li rievocano in questo caso sono plasmati dalla stessa contraddizione, sono insieme familiari ed estranei, appartenenti alla nostra cultura e al nostro codice visivo, ma a cui pure lentamente si sottraggono.

 

Tom Burr (New Haven, 1963) vive e lavora a New York e a Norfolk, Connecticut. Il suo lavoro è stato oggetto di esposizioni personali presso Istituzioni pubbliche quali il Kunstverein Braunschweig (2000), il Whitney Museum of American Art di New York (2002), il Musée Cantonal des Beaux-Arts di Losanna (2006), Long Island Sculpture Center di New York (2008), il FRAC Champagne-Ardenne (2011). Ha inoltre partecipato a numerose collettive in istituzioni quali l’Andy Warhol Museum e la Whitney Biennial (2004), il Migros Museum di Zurigo (2008), la Kunsthalle di Vienna e il Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk (2009), il Museum of Contemporary Art North di Miami (2013) e l’Hammer Museum di Los Angeles (2014).

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