Galleria Franco Noero

PIAZZA CARIGNANO 2
10123, TORINO
ITALIA
VIA MOTTALCIATA 10/B
10154, TORINO
ITALIA

Robert Mapplethorpe

02 novembre 2016 — 18 marzo 2017

La Galleria Franco Noero ha l’onore di presentare una nuova personale di Robert Mapplethorpe, realizzata per la prima volta nello spazio di Piazza Carignano 2, in collaborazione con The Robert Mapplethorpe Foundation.

 

Robert Mapplethorpe, straordinario e controverso esponente dell’avanguardia americana, è ancora oggi simbolo anticonformista di una contemporaneità senza tempo, avendo saputo impersonare un senso estremo di libertà che si esprime costantemente nell’intreccio tra la sua pratica artistica, gli aspetti privati e intimi della sua vita personale, i suoi compagni di strada, le celebrità e il pubblico.

 

Ci si imbatte sempre in qualcosa di nuovo osservando le ricchissime prospettive che l’artista ci ha lasciato attraverso il suo corpus di lavori, consentendoci di trovare interpretazioni inedite a dispetto dello scorrere del tempo e dei cambiamenti nel gusto. Una straordinaria grazia si rivela in aspetti della vita che possono essere svelati solamente superando i confini, senza mai diventare artefatti o troppo compiacenti, giocando con il piacere e con il non convenzionale, mettendo in luce l’apparenza delle cose e non tenendo mai nascosto il loro lato oscuro.

 

La selezione di fotografie in mostra è una sequenza di associazioni, somiglianze e contrasti declinati nelle composizioni e nei generi cari all'artista: ritratto, natura morta, nudi maschili e femminili, parti del corpo e sensualità. Si tratta di un viaggio che spazia dalla freschezza adamantina dell'occhio giovanile dell'artista negli Settanta, caratterizzati da una insaziabile curiosità nutrita dalla fame di scoperta, ai momenti più stratificati e sofisticati degli anni Ottanta, venati di sottile edonismo e sapiente raffinatezza. Nei suoi scatti si rivela costantemente una profonda passione per la scultura classica in dialogo con una acuta conoscenza della stessa: la precisione formale e stilistica è il terreno su cui Mapplethorpe dimostra la sua abilità di cogliere l'inaspettato e creare un senso di misterioso stupore, nel contrasto mozzafiato tra luce e ombra.

 

Le caratteristiche architettoniche degli spazi della Galleria, situata all’interno di un edificio di fine Settecento con una fuga di stanze classicamente decorate, e la vista che si gode dall’interno della straordinaria architettura di Piazza Carignano, hanno ispirato un dialogo con i temi scelti e il susseguirsi delle immagini all’interno della fuga di ambienti. Una scelta di ritratti accoglie il visitatore: i diversi personaggi sono stati fotografati seduti, sembra quasi che queste persone si siano accomodate e abbiano vissuto nei medesimi ambienti, o altrimenti potrebbero essere attori su una scena. L’interesse di Mapplethorpe per la cultura artistica europea e per l’Italia si rivela invece tramite una scelta di fotografie che hanno come soggetto l’architettura e la scultura classica, e anche tramite le pose che ha chiesto di assumere ai soggetti ritratti. Le fotografie di fiori fanno da punteggiatura per ogni singola stanza, mentre grandi sequenze di immagini sono dedicate a due tra i modelli preferiti dall’artista, Milton Moore e Dennis Speight, riunite in un crescendo che mostra momenti di intensa inspirazione. La stanza principale, decorata da grandi specchiere, è dominata dall’autoritratto dell’artista che brandisce un coltello e che diventa la protesi acuminata del suo braccio, come se tramite esso fosse alla costante ricerca di un qualcosa, in una posa che unisce la curiosità alla minaccia. L’immagine dell’artista riverbera all’interno dell’intera stanza, riflessa nello specchio e appesa su uno dei pannelli di legno colorato espressamente disegnati per l’occasione da Martino Gamper, ispirati ai colori scelti da Mapplethorpe per quella ristretta serie di lavori per cui ha disegnato personalmente cornici e passe-partout.

 

Ogni momento catturato dall’artista rivela un senso magico del peso e del movimento, nell’esibizione di posture forzate e corpi tesi che imitano la solitudine delle nature morte. Il desiderio evidente di Mapplethorpe di trattare esseri umani e oggetti inanimati con la medesima intenzione, rivelando una verità interiore attraverso la sensazionale percezione della sua visione e della sua approssimazione prostetica, la macchina fotografica, conduce a una magistrale modulazione di severi toni bianchi e neri che si fondono in un campo di lievi ombre di grigio in continuo mutamento.

 

Robert Mapplethorpe (New York 1946 –Boston, MA 1989), ha studiato disegno, pittura e scultura al Pratt Institute di Brooklyn, per poi iniziare una carriera come artista e fotografo che lo ha portato ad esporre il suo lavoro in una innumerevole serie di mostre personali nelle Istituzioni di tutto il mondo, a partire dalla prima grande retrospettiva dedicatagli dal Whitney Museum of American Art di New York nel 1988, un anno prima della sua morte. Nello stesso anno Mapplethorpe ha dato vita alla Fondazione che porta il suo nome, dedicata a promuovere la fotografia, dare supporto ai Musei che la espongono, e a raccogliere fondi per la ricerca medica contro l’AIDS e contro le malattie ad esso correlate. Il lavoro dell’artista è presente nelle collezioni dei maggiori Musei internazionali e la sua importanza storica e sociale continua ad essere oggetto di rilevanti mostre personali nel mondo. Due prestigiose retrospettive gli sono attualmente dedicate al The J. Paul Getty Museum e al LACMA, entrambe a Los Angeles.

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