Galleria Franco Noero

PIAZZA CARIGNANO 2
10123, TORINO
ITALIA
VIA MOTTALCIATA 10/B
10154, TORINO
ITALIA

Henrik Håkansson
Solo Show

29 settembre — 16 novembre 2000

Henrik Håkansson propone un modo di osservazione dell'ambiente naturale che tenta di diminuire la distanza tra la natura e l'uomo, stimolando nello spettatore una più attenta osservazione dei processi e delle condizioni della natura e portandolo a scoprire reali 'meraviglie naturali' (Lisa Corrin in The Greenhouse Effect, Londra 2000). Attraverso l'utilizzo di video camere e sistemi di sorveglianza a circuito chiuso, e dopo una ricerca preliminare che parte dall’analisi meticolosa delle caratteristiche dell’ecosistema locale, Hakånsson registra il comportamento di animali come insetti, rane, rettili, pipistrelli oltre a diverse speci botaniche, all'interno dei loro habitats naturali, in presenza di elementi estranei che l'artista stesso realizza o in ambienti espositivi in cui vengono ricreati gli habitats originari. La documentazione di questi complessi interventi é composta da progetti e disegni, da fotografie e video che costituiscono un archivio e una vera e propria 'registrazione di ciò che Håkansson apprende dal suo lavoro' (H. Hirsch Kempf in Henrik Håkansson, Kunsthalle Basel, 1999). 'Sono sempre stato interessato da ciò che non sono io, dal non-umano, dall'altro come diversi animali ad esempio. In molti dei miei lavori, ho cercato di colmare una lacuna e creare un dialogo tra la mia sfera umana e ciò che é diverso' (Henrik Håkansson, Kunsthalle Basel, 1999). Questa affermazione é l'idea madre di tutto il suo percorso artistico, dal video 'Out there stoned immaculate' del 1995, in cui Håkansson coinvolge alcuni Djs allestendo un rave per rane in una palude, all’installazione ‘The Monster of Rock, tour’ del 1996, esposta al Castello di Rivoli in contemporanea a questa personale torinese nell’ambito della mostra ‘Mirror’s Edge’ curata da Onkwui Enwezor, dove 1000 grilli diventano i protagonisti di un concerto rock, a 'After Forever (ever all)' (1998; 'The Greenhouse Effect', Serpentine Gallery, Londra 2000), una foresta pluviale ricostruita con piante semitropicali appese capovolte al soffitto all'interno della galleria, che con l'aiuto di luci e diffusori di aria umida che simulano l'habitat amazzonico, continua a crescere e a svilupparsi, a 'Sleep' del 1998, dove omaggia Warhol con un video muto di tre ore girato in Ecuador di un'Anaconda che dorme nella sua tana. ‘Nelle opere recenti’ però ‘si distingue un distacco dal ruolo attivo di regista ... ha abbandonato l’approccio di intervento sintetico a favore di un procedimento non intrusivo di raccolta d’informazioni dove l’inaspettato può anche manifestarsi’ (Andrew Gellatly ‘A Bug’s Life’ in Frieze, settembre-ottobre 2000). Henrik Håkansson, nato a Helsingborg, Svezia nel 1968, vive e lavora tra Stoccolma e Berlino. Oltre alle personali ‘Sweet Leaf' tuttora in corso alla Galerie fur Zeitgenossische Kunst di Leipzig, Tomorrow and Tonight' alla Kunsthalle di Basilea (1999), alla Galleria Andreas Brändstrom di Stoccolma (1998), ha partecipato a numerose mostre collettive tra le quali le recenti 'The Greenhouse Effect', Serpentine Gallery, Londra (2000), 'Mirror's Edge' (Vancouver Art Gallery; Castello di Rivoli, Torino; Tramway, Glasgow; 1999-2000), 'The Edge of Awereness' (Ginevra; New York; Sao Paulo; New Dehli; 1998-1999) e 'Naturally Artificial', The Nordic Pavillion, Biennale di Venezia (1997). Questa é la sua prima mostra personale in Italia.
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