Galleria Franco Noero

PIAZZA CARIGNANO 2
10123, TORINO
ITALIA
VIA MOTTALCIATA 10/B
10154, TORINO
ITALIA

Mario García Torres
When Time Lost Its Patience

31 ottobre 2017 — 03 febbraio 2018

La Galleria Franco Noero è felice di presentare When Time Lost Its Patience, prima mostra personale di Mario García Torres a Torino presso lo spazio di via Mottalciata, che cambia configurazione per accogliere una serie di opere inedite – sculture, dipinti, fotografie e un libro – a cui l’artista affianca un video del 2013 e un’opera che risale all’inizio della sua carriera.

 

‘Che significato ha ritardare, sospendere o addirittura abbandonare un progetto? Da cosa nasce l’esitazione dell’artista? Il prendersi una pausa, il rifiuto del progresso e della sua retorica, non meritano forse una riflessione?'. Questi sono alcuni degli interrogativi che García Torres lancia nel prologo del libro ‘Una promessa non mantenuta (A promise not fulfilled)’, pubblicazione che accompagna la mostra e allo stesso tempo ne costituisce una parte fondamentale, al punto da essere considerata dall’artista come vera e propria opera. Partendo da un quadro apparentemente incompiuto del pittore britannico David Hockney, Untitled (Red Square), 1964 - un quadrato rosso con la scritta “My Dear Jim + Jack, - I'll come back and finish the picture later. This is just/a background colour. Love David XX” [“Miei cari Jim + Jack, - tornerò e finirò questo dipinto. Questo è solo/un colore di fondo. Con affetto, David”.] – l’artista messicano riporta alla luce l’episodio passato e chiede oggi a sei scrittori italiani - Gabriele di Fronzo, Matteo Nucci, Emiliano Poddi & Elena Sottili, Enrico Remmert, Gianluigi Ricuperati, Andrea Tarabbia - di immaginare l’antefatto della frase di Hockney, una storia di loro invenzione, che però termini sempre con la stessa espressione. Non sappiamo infatti cosa abbia spinto Hockney a non terminare mai il quadro, né perché sia stato da lui inserito come opera nell’inventario dei suoi lavori.

 

La riflessione sui concetti di non-finito, incompleto o incompiuto è il fil rouge che lega tutte le opere in mostra, a partire da La esposicion de Mario García Torres ha sido pospuesta, uno dei primi lavori dell’artista in cui si annuncia esattamente ciò che il titolo dice tramite il linguaggio ‘assembly’ (ASM) usato nella programmazione digitale, per concludere con il video monologo che difende l’idea di esitazione come dichiarazione politica contro il progresso, realizzato da García Torres in occasione di una mostra collettiva allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 2013.

 

Le opere realizzate appositamente per la mostra esprimono gli stessi concetti: sei fotografie poste in sequenza, come un Fibonacci invertito, ritraggono la sala del Cinema Massimo di Torino che progressivamente si svuota durante la maratona cinematografica di otto ore organizzata a settembre dall’artista stesso quale prologo di questa mostra, registrando l’abbandono del pubblico film dopo film. Alle pareti della galleria, una serie di grandi tele dello stesso formato hanno tonalità e grana differente e sono tutte molto magre di materia, come fossero preparate in attesa di ricevere i colori delle pennellate. È in effetti così dato che ognuna di esse è stata realizzata seguendo alla lettera alcune delle ricette scritte da Giorgio De Chririco, mentre il loro formato riproduce fedelmente le dimensioni della tela posta su un cavalletto esposta nella casa-studio di De Chirirco a Roma, probabilmente l’ultima tela a cui il maestro avrebbe lavorato. La serie intitolata Lost Act è costituita da quindici sculture in bronzo apparentemente disposte sul pavimento in una sequenza data dal caso, come si provasse a soffiare su piccoli pezzi di carta appallottolati. Ancora una volta ritorna l’idea di qualcosa che non sia completamente determinato e, in effetti, i Lost Acts sono frutto di gesti veloci compiuti dall’artista sulla struttura originale dei cartoni da imballaggio per poi modellare la forma della scultura in metallo, ma allo stesso tempo diventano il mezzo per mettere in discussione un termine usato dagli artisti messicani negli anni Sessanta per definire l’atto di creazione plastica, ‘plastic act’, facendo riferimento più a una pubblica mise-en-scene teatrale che a un gesto artistico privato. Garcia Torres raccoglie l’eredità e le novità portate dai movimenti d’avanguardia a partire dagli anni ‘60 in termini di istallazione, attitudine e uso dei materiali, inclusa l’Arte Povera e le sue nuove esplorazioni.

 

Attraverso i suoi nuovi lavori, l’artista messicano indaga i meccanismi di produzione del pensiero artistico ed esplora i punti oscuri, non ufficiali e non storicizzati dell’arte concettuale, delle sue figure e delle sue pratiche, soffermandosi sulla sua eredità più immateriale legata a notizie, voci e testimonianze dal vivo, e anche in questo caso decide di far uso di diversi media quale il video, la scultura, la pittura, la fotografia e la scrittura per ampliare l'esperienza della fruizione diretta delle opere esposte, siano esse materiali o immateriali, che passa per il coinvolgimento di terzi o del pubblico stesso all'interno del suo lavoro.

 

When Time Lost Its Patience è un tentativo di spostare il momento della creazione e della percezione, provando a interrompere il tempo e a domandarsi se è davvero auspicabile porsi la compiutezza come obbiettivo continuando a percepire le opere d’arte come oggetti finiti piuttosto che come mediatori di un processo che è accaduto prima e continuerà ad attuarsi in seguito.

 

Mario García Torres (1975, Monclova, Messico) è un artista concettuale che vive e lavora a Città del Messico. Ha partecipato ad importanti rassegne internazionali, tra le quali Sharjah Biennial 13, Sharjah, UAE (2017); Manifesta 11, Zurigo, Svizzera (2016); Documenta 13, Kassel, Germania (2012); São Paulo Bienal, San Paolo, Brasile (2010); La Biennale di Venezia, Italia (2007). Il suo lavoro è stato oggetto di numerose mostre personali in istituzioni quali Museo Tamayo, Città del Messico (2016); Perez Art Museum, Miami (2015); Hammer Museum, Los Angeles (2014); Museo MADRE, Napoli (2013); Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2010); CCA Wattis Institute for Contemporary Arts, San Francisco (2009), Kunsthalle Zürich, Zurigo (2008); Stedelijk Museum, Amsterdam (2007). Ha partecipato a mostre collettive in prestigiose istituzioni - Centre Pompidou, Parigi (2014); Palais de Tokyo, Parigi (2014); CCA Wattis Institute for Contemporary Arts, San Francisco (2011) - e il suo lavoro è presente nelle collezioni dei più importanti musei del mondo quali Tate Modern, Guggenheim Museum, Centre Pompidou, Stedelijk Museum. Nel 2019 García Torres ha in programma un’importante mostra personale in Belgio presso il WIELS - Centre d'Art Contemporain di Bruxelles.

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