La Galleria Franco Noero è felice di presentare una mostra personale di Pablo Bronstein. Nello spazio di Via Giolitti l’artista presenta un lavoro unico composto da cinque grandi disegni a china su carta, dal titolo Five Urns.
I disegni sono ispirati a quelli d’architettura della seconda metà del diciottesimo secolo, alla fase di transizione tra Assolutismo e Rivoluzione. Ognuno di essi illustra alcune caratteristiche tipiche del periodo: l’amore per la Cina e per le ‘chinoiserie’; per l’architettura Egizia; per l’archeologia; per i paesaggi idilliaci campestri e per i motivi ispirati dal periodo Impero in Francia e, di contro, dagli eventi legati alla Rivoluzione.
Le cornici sono volutamente eccessive e di un lusso quasi ‘volgare’, in modo da evocare il senso del tempo nell’espressione delle arti applicate e la sensazione di vuoto atemporale. L’intenzione è di infondere una qualità scultorea ai disegni tramite le cornici, e di riflettere sull’idea di post-moderno, sulla percezione dell’arte contemporanea e sulle convenzioni nella sua presentazione all’interno degli spazi codificati per essa, e sull’estetica della ‘contemporaneità’ in generale.
Lo spazio orizzontale della Galleria è definito da una croce realizzata con del semplice nastro adesivo, disposto nella forma con cui si indica il vuoto nei disegni di architettura: simbolicamente si riferisce ad un’astrazione dello spazio sia fisica che temporale, alla visione ideale di una piazza e al senso di ‘cittadinanza’ da essa espresso.
In concomitanza con la mostra in Galleria a Torino avrà luogo una performance con coreografia dell’artista in collaborazione con i ballerini del Liceo Coreutico del Teatro Nuovo di Torino, all’interno del cortile di Palazzo Saluzzo Paesana, uno capolavori barocchi della città.
I ballerini stabiliscono una connessione spaziale con il luogo tramite pose derivate dalla tradizione del balletto neoclassico, suggerendo l’idea di storia e di ‘forma’, e l’impianto coreografico è deliberatamente depurato in modo da rileggere contemporaneamente il linguaggio minimale della tradizione performativa.