La Galleria Franco Noero inaugura il nuovo spazio espositivo in Via Mottalciata 10/B con la mostra di Gabriel Kuri, punto y línea en el altiplano, la terza personale dellʼartista messicano per la Galleria a Torino.
La nuova serie di lavori, allestita allʼinterno dellʼex spazio industriale riconvertito su progetto di Flavio Albanese, esprime il continuo evolversi dei temi più caratteristici del lavoro di Kuri: unʼanalisi della natura dellʼopera scultorea e delle sue potenzialità formali, insieme allʼopportunità di aggregazione di elementi eterogenei, trovati o costruiti, in modo che le loro qualità intrinseche, materiali e tattili vengano esaltate.
Al di sotto del grande lucernario dello spazio centrale della Galleria, le nozioni di monumentalità, equilibrio, peso e forza di gravità si esprimono in una scultura composta da due elementi che si confrontano in modo speculare: un cassone per macerie è imprevedibilmente inclinato a 45 gradi e si contrappone ad una spessa lastra di acciaio morbidamente curvata ad L, verniciata di colore neutro. Al metallo, frutto di un processo industriale, si accosta lʼelemento naturale, due grosse pietre che fanno da ancoraggio a pavimento, stabilendo un bilancio compositivo e di tensione tra orizzontalità e verticalità.
Poco lontano, la sinuosità di una linea segmentata di colore pieno attraversa lo spazio, dispiegandosi in una serie continua di elementi di tubolare di metallo verniciato, connessi tra loro da snodi curvati. Kuri le definisce ʻbroken linesʼ: in esse la qualità suadente delle curve si oppone allʼacuminata e sottile durezza degli aghi anti-piccioni che le ricoprono, come un manto spinoso sotto il quale sono sparse sul pavimento una quantità di monetine color rame, quasi fossero gocce di pioggia, o unʼideale costellazione spaziale.
Di fronte alle grandi finestre a nastro su Via Mottalciata, una lunga parete continua definisce il campo spaziale su cui appaiono altri aspetti peculiari del lavoro di Kuri: la corrispondenza tra lʼastrazione dei sistemi economici con lʼastrazione nellʼarte, il legame tra lʼimmanenza del quotidiano e lʼorizzonte delineato invece dallʼuniversalità, la citazione di abitudini che fanno riferimento alla socialità e alla presenza umana e la volontà che lʼopera dʼarte si attivi tramite queste ultime.
Sullʼintera parete sono tracciate manualmente le coordinate di un quaderno di computo, un sistema interrotto da due pietre a spacco di cava che misteriosamente sembrano perdere il loro peso, una doppia interpunzione come le note su uno spartito. Su una delle pietre una maglia che sembra abbandonata cita di la presenza fisica tramite lʼassenza, tramite lʼabito che è stato lasciato. Più avanti una progressione di cavalletti di metallo dipinto di grigio, sono lʼorizzonte digradante su cui si adagia una morbida 'lingua' di linoleum, sulla superficie della quale a intervalli regolari affiorano ID card-chips ingigantiti e poggiano pietre naturali.
Le forme irregolarmente ondulate del linoleum rimandano alla sezione di un paesaggio, al crinale di un declivio, ma contemporaneamente lʼattenzione si sposta sullo scarto proporzionale degli ID card-chips, che si discostano dalla loro realtà diventando anche segno grafico e sintetico. Perpendicolarmente al lavoro precedente si dispone quello che Kuri definisce un "alignment", allineamento: una serie ordinata di oggetti eterogenei che vengono messi in relazione empatica, come fossero attraversati da un flusso energetico e di idee, giocando sul concetto di linea, di spezzata, di giustapposizione, di altezze, piani e volumi, rendendo ogni oggetto capace di presentare tutte le sue caratteristiche singolarmente ma anche allʼinterno di un ʻsistemaʼ, accomunandoli tutti sul medesimo piano di dignità estetica.