There are two temperatures: one outside, one inside
Una conversazione tra quattro artisti in occasione della mostra di Kirsten Pieroth e Henrik Olesen. Galleria Franco Noero, Torino, 20 Febbraio 2002.
HO: Ieri ho parlato al telefono con Franco Noero e voleva che gli dicessimo qualcosa riguardo a quello che faremo nella nostra mostra a Torino.
KP: Allora, che cosa gli diremo?
HO: Che sarà una collaborazione.
KP: Penso proprio che lo sappia già.
HO: Forse non sa se realizzeremo lavori separati che saranno esposti insieme o se invece mostreremo lavori che noi abbiamo prodotto insieme...
KP: ...o se non intendiamo mostrare affatto alcun lavoro come risultato della nostra collaborazione.
Yoko Ono: ‘prendi il rumore di una stanza che respira: all’alba, al mattino, alla sera prima dell’alba...Imbottiglia allo stesso modo l’odore della stanza in quell’ora particolare.
KP: Cos’era?
HO: Yoko Ono, credo.
KP: Ma non è nella mostra...
HO: E allora, un lavoro non viene creato dalle proprie idee genuine, ma è costantemente influenzato da molte altre persone e cose.
KP: Ma che cosa hai detto a Franco?
HO: gli ho raccontato le nostre idee di base e che faremo diversi interventi in città...
Robert Morris: ‘Ci sono due temperature: una fuori e una dentro’.
HO: ...?
Robert Morris: - Ma cosa farai per la mostra?
KP: Useremo l’esterno e l’interno della galleria.
Robert Morris: Perché metterete dei lavori all’esterno dello spazio della galleria?
KP: Se piazzi un’opera d’arte in strada cambia la percezione stessa dell’opera. Evoca attenzione e reazioni diverse. Si ha esperienza dell’opera in una situazione di vita quotidiana. Uno spazio esteriore è qualcosa che tutti condividono. Per strada la gente conta solo sull’orientamento.
HO: Siccome non c’è alcun annuncio del lavoro, ciascuno potrà considerarlo come qualcosa di casuale e non presentato. Potrebbe non essere notato affatto...
KP: ...o potrebbe non essere considerato un’opera... come i volantini che una volta hai distribuito a Copenhagen...
HO: Ho distribuito i volantini nella metropolitana e la gente li prendeva occasionalmente. Nessuno considerava l’informazione del volantino come constatazione artistica. C’è stata una mancanza di autorità e così il lavoro si è ridotto alla banale informazione scritta e alla circostanza nella quale veniva fornita l’informazione alla gente.
Robert Morris: Ma Kirsten, non hai distribuito anche tu volantini a Copenhagen?
KP: No, sbagli... io ho pedalato al contrario.
Robert Morris: ... al contrario?
KP: In occasione di una inaugurazione ho pedalato nella direzione sbagliata in una strada a senso unico. Ho pedalato al contrario: ero sulla mia bicicletta, seduta sul manubrio rivolta nella direzione opposta.
Yoko Ono: ‘Disegna una mappa immaginaria. Metti un segno sulla mappa dove tu vuoi andare. Cammina per questa strada seguendo la mappa. Se non c’è strada là dove dovrebbe esserci secondo la mappa, fanne una spostando gli ostacoli ai lati. Quando raggiungi il punto chiedi il nome della città...
KP: Torniamo a Torino... e a cosa dire a Franco...
HO: Ho anche detto a Franco delle cassette. Che abbiamo registrato tutte le nostre conversazioni su come fare la mostra.
KP: ...ci sono tantissime cassette.
HO: ...e discutiamo possibili mostre che potremmo realizzare in quello spazio. Abbiamo documentato tutto quello di cui abbiamo discusso. L’idea è quella di includere tutte le rimanenze che sono state parte della struttura delle nostre idee per la mostra.
HO: Non vogliamo che le cassette diventino documentazione privata in tempo reale. Noi usiamo le cassette come oggetto.
KP: Non si possono ascoltare durante la mostra, ma sono presenti come riassunto dei nostri pensieri sul come realizzare la mostra.
Robert Morris: Nel 1961 ho realizzato un lavoro intitolato ‘Scatola con il Rumore della sua realizzazione’, lo sapevate?
KP: No, che cosa era?
Robert Morris: ...Non me lo ricordo proprio.
Yoko Ono: Credo che realizzasti una scatola di legno e registrasti il rumore che facevi mentre la costruivi. Dopo di che mettesti la registrazione nella scatola e la chiudesti.